Inaugurazione anno accademico 2014/15 (21 Ottobre 2014)

Inaugurazione anno accademico 2014/1

Ore 15.45 – Chiesa di S. Maria in Monte Oliveto del Seminario Arcivescovile

CELEBRAZIONE EUCARISTICA

presieduta da

S.E.R. Card. Paolo ROMEO
Arcivescovo di Palermo e Gran Cancelliere della Facoltà Teologica di Sicilia

 

***

 

Ore 17.00 – Aula Magna – Facoltà Teologica

SALUTO DEL PRESIDE

 

PROLUSIONE

“Annunciate il Regno … guarite gli infermi” (Lc 9,2; 10,9)
Prof. P. Franco Imoda, S.J.
Pontificia Università Gregoriana e Presidente AVEPRO

CONSEGNA DEI DIPLOMI DI GRADO ACCADEMICO DEL 2014

La S.V. è cordialmente invitata a partecipare

Il Preside
Prof. Mons. Rino La Delfa

 

La tentazione di ogni tempo è di piegare le istituzioni perché servano da funzioni. Per una Facoltà Teologica un simile esito sarebbe oltre che svilente, anche tragico. Nel cuore della comunità ecclesiale, che della sua fede intende rendere ragione al mondo, una Facoltà rappresenta lo statuto esplicito e sempre vivo del Vangelo nella sua dinamica di inculturazione. Infatti il compito di una Facoltà Teologica, per quanto fondamentalmente e pedissequamente attento al servizio formativo, non si limita esclusivamente alla fornitura immediata di semplici nozioni che serviranno a futuri ministri, operatori pastorali e quanti altri per l’assunzione dei loro compiti e un loro efficace esercizio, nemmeno nella cura di intellettuali raffinati attenti a una conoscenza incomprensibile e aliena. Sarebbe una contraddizione: nessun ruolo nella Chiesa è mai disgiunto dalla persona che lo interpreta, per il fatto che la grazia agisce nelle e attraverso le persone.

Il senso di una istituzione come la Facoltà Teologica è prima di tutto performativo. Riguarda la crescita nella capacità di credere pensando. Esiste e agisce per ricordare e rendere possibile il primato della verità, cioè di Dio, dentro la storia, senza che la storia sia svuotata della sua temporalità. Rende plausibile cioè l’opportunità di interrogarsi oltre ciò che la scienza assume e ritiene scontato, spingendo l’indagine al di là degli stretti confini della mente, ponendosi tuttavia al suo servizio, proprio come nell’esperienza vissuta da Paolo nella luce del giorno che assolava l’Agorà o ancor più nell’incontro tra Gesù e Nicodemo, nel cuore buio di una notte.

C’è un-di-più nell’esperienza umana, di cui una Facoltà si sente responsabile e garante, quasi custode. Riguarda essenzialmente il compito di illustrare la vocazione fondante di ogni uomo alla trascendenza. In questo essa dimostra la fondamentale fedeltà richiesta nei confronti del Vangelo, il quale è l’offerta a tutti gli uomini dell’ultima parola con cui Dio invita ogni uomo all’incontro con lui mediante una relazione personale nel Figlio. Nella dimensione conoscitiva, che ben qualifica l’uomo, questa Istituzione si pone come luogo di incontro e di dialogo, di vaglio e di verifica delle più intime aspirazioni di chi è alla ricerca della verità. Il suo compito non è dunque sussidiario agli altri percorsi conoscitivi e di integrazione sociale, ma ne è fondativo. La vocazione di una Facoltà Teologica è quello di rappresentare lo standard della veridicità di ogni altra scienza, per il fatto che l’oggetto della sua disamina è il rapporto che la verità costituisce ad ogni livello, tra le scienze e persino tra gli uomini.

Caratteristica importante della formazione universitaria è infatti la sua capacità di giungere a una visione unificata della realtà, alla distinzione fra le varie discipline e ad un giudizio critico sulle conclusioni cui ciascuna di esse perviene, riconoscendo nel contempo il contributo di ogni sapere parziale alla ricerca di una verità colta come coerenza con il tutto. L’università è, per eccellenza, il luogo dell’interdisciplinarità. La dimensione teologica del sapere in particolare, così come può essere ricercato in una Facoltà, assolve a questa attività di unificazione e di discernimento rispondendovi primariamente attraverso la creazione di un habitus filosofico, quello che forse potremmo chiamare uno sguardo metafisico. Lo fa, attingendo questa metodologia alle fonti della Rivelazione e della Tradizione, per le quali la fede, in quanto risposta coerente al darsi di Dio, rappresenta il darsi dell’uomo, nel senso del reddere tomista, ovvero dell’euristica di una ratio fidei, di un evento storico mediante cui quella originaria vocazione dell’uomo alla trascendenza, diviene fin d’ora un’esperienza compiuta attraverso il dono della grazia che fa agire l’uomo con una consapevolezza nuova e unificante.

Diventano chiare a questo proposito, e per molti versi determinanti il ruolo di una Facoltà Teologica, le parole di Papa Francesco pronunziate dinanzi al mondo universitario nella sua visita pastorale in Sardegna nel settembre 2013. Cogliendo lo spunto dal fatto che questo incontro avvenisse nella sede della Facoltà Teologica di Sardegna, esortava così: «Non abbiate mai paura dell’incontro, del dialogo, del confronto, anche tra Università. A tutti i livelli. Qui siamo nella sede della Facoltà Teologica. Permettetemi di dirvi: non abbiate timore di aprirvi anche agli orizzonti della trascendenza, all’incontro con Cristo o di approfondire il rapporto con Lui. La fede non riduce mai lo spazio della ragione, ma lo apre ad una visione integrale dell’uomo e della realtà, e difende dal pericolo di ridurre l’uomo a “materiale umano”». La grande abilità del Papa di tradurre in termini attuali, immediati e convincenti, principi sempre validi, si dimostra nel richiamo a concepire la Facoltà Teologica, nell’insieme dei percorsi conoscitivi, come quello che apre agli orizzonti della trascendenza, all’incontro con Cristo, ad approfondire il rapporto con Lui. Il suo valore performativo consisterebbe, come par dire con forza, nella capacità di chi si accosta ai saperi altri, di sviluppare una visione integrale dell’uomo e della realtà per mezzo della fede, la quale non restringe ma distende lo spazio della ragione.

Così intesa, la fede pensata, cioè la teologia, è forse l’arte educativa più adatta a fungere da guida nella ricerca della verità anche per gli altri saperi. In un contesto accademico che si distende sui variegati e multiformi fronti del sapere, non è dunque semplicemente opportuno che esista una Facoltà Teologica, ma indispensabile. Lo è ancor più se essa, in coerenza con la sua vocazione fondamentale che è quella di servire la verità della Rivelazione, attua il proprio compito garantendo la libertà della verità, contro ogni strumentalizzazione, limitazione, parcellizzazione.

Nessun sapere, per quanto possa godere dell’interesse di specialisti, che ad esso si dedicano per via della loro inclinazione o del loro genio, può considerarsi esclusivo o confinarsi in un settore di nicchia. Lo statuto della ricerca, di ogni indagine, è avvalorato dalla sua correlazione alla verità che muove la domanda. Tale ricerca non è dunque mai solo utile, ma è sempre buona. Infatti  l’«educazione al sapere», come amava chiamare Newman, autore del saggio L’Idea di Università (1842), il processo comunicativo che si innesca all’interno dell’Università, è un processo non mosso da fini utilitaristici. È un processo performativo che ha di mira la persona, il suo porsi di fronte al mondo e di fronte agli altri, il suo modo di acquisire le varie cognizioni collocandole nel loro giusto contesto e valore, non in base a criteri esterni, ma fondandosi su quanto il soggetto stesso va maturando in sé mediante il suo conoscere, allorché coltiva il sapere per il sapere, e non in vista di un’utilità pratica.

L’Università, liberata pertanto dal sapere finalizzato a una funzione specificamente determinata, diviene luogo della libertà del sapere. L’educazione così profilata si distingue da quello che potremmo chiamare semplice istruzione, si distingue dalla formazione professionale, e si distingue anche dall’acquisizione delle virtù cristiane, cioè da una formazione religiosa di tipo morale. C’è una dimensione profondamente e sicuramente pneumatologica nell’esistenza e nell’azione di una istituzione che all’interno della Chiesa indaga i segreti della Parola, perché essa continui a dire, ovvero a ricordare, con fecondità di accezioni e di riverberi, quello che Gesù ha commissionato agli apostoli. La fedeltà della Facoltà dunque prima di tutto si esprime nell’assiduità con quella Parola, con l’insegnamento degli apostoli, con la vita spirituale, con la storia della Chiesa e la sua attualità. Lo studio e la ricerca, la docenza ed ogni tipo di servizio reso nella forma di una carità intellettuale serve a rischiarare il progetto di Dio. Vano sarebbe infatti ogni altro progetto culturale, e forse anche troppo pretenzioso, se dovesse esprimere una intenzione umana dissociata dall’urgenza di rispondere sempre nella fede alle sollecitazioni dello Spirito.

Studio e ricerca, docenza e attività accademiche, pur nella loro veste scientifica e accademica, sono sempre atti di fede; esigono l’atteggiamento orante e di scrutinio interiore. Una Facoltà nelle mani della Chiesa locale serve a tenere desta la necessità della Chiesa di stare sempre in una situazione di discernimento, sviluppando con coerenza l’atteggiamento sinodale necessario alla sua vita, mediante cui si giunge a determinare decisioni adeguate e nuove visioni per l’evangelizzazione. Oggi più che mai, tale servizio è reso necessario dal pericolo di vedere infrante sicurezze pubbliche e certezze interiori.

Non è casuale che i Vescovi italiani abbiano saggiamente deciso di mettere a tema nel prossimo Convegno delle Chiese italiane, che si terrà a Firenze nel 2015, la questione dell’umano, proponendo alla comunità cristiana, come suona il titolo, di farsi testimone e figura di un nuovo umanesimo in Cristo. Non è un compito facile, ma è certamente urgente, prima che sfugga nel turbinio di un fluire liquido anche la consapevolezza che per la fede Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre, e che l’uomo, a partire da Cristo, rinnova perennemente la propria coscienza di sé. A questo tema la nostra Facoltà dedica quest’anno i propri corsi delle tre aree del II Ciclo e tutte le attività di ricerca e di convegnistica.

Nell’Invito a Firenze 2015, documento emanato dal Comitato preparatorio al Convegno, viene ricordato che: «Nelle pieghe della storia, l’umano – con i suoi valori intrinseci – non è evidente e neppure ovvio; perciò, se vogliamo ripensarlo e riaffermarlo, dobbiamo esercitare il discernimento, affinare le nostre capacità di interpretazione» (p. 16). Il documento riscontra che, a tal proposito, indicazioni importanti vengono dal Concilio Vaticano II, e citando Gaudium et Spes, ribadisce che «la Costituzione pastorale attira l’attenzione su alcuni problemi contemporanei particolarmente urgenti, invitando a considerarli “alla luce del Vangelo e dell’esperienza umana” (n. 46). Tra i “problemi” ci sono quelli della famiglia, della cultura, dell’economia, della politica, della convivenza sociale, della custodia del creato, della pace. Di questi problemi, secondo il Concilio, occorre maturare un’intelligenza credente, in forza dell’intreccio reciproco tra fede e ragione e, ancor più radicalmente, tra il dirsi di Dio e il vissuto dell’uomo. Così l’umano – considerato alla luce del Vangelo – viene da ogni lato raggiunto da Dio» (p. 17).

Stando a questa nitida riflessione, l’intelligenza credente, ovvero la teologia, non si esaurisce in ricette con le quali organizzare la storia, al contrario, il suo compito è di generare nell’uomo la facoltà di pensare il mondo e la storia al modo di Dio. L’umano «raggiunto da Dio» da ogni lato, come recita il passo appena citato, non è una metafora letteraria, ma l’esito pratico cui tende l’esercizio del pensare la fede con criticità, e insieme il carattere performativo dello studio in una Facoltà Teologica. Sicché la comunità ecclesiale, che guarda con attesa ai risultati di un cammino rigoroso e per molti aspetti ascetico dello studio, sarà in ultimo confortata dalla consapevolezza di avere dei ministri, operatori pastorali, studiosi, che hanno per primi rideterminato la loro esistenza nella contraddizione provocata da quella spada, la Parola di Dio, che, come una volta in Maria anche adesso in coloro che Dio chiama, taglia in due il cuore, secondo la profezia di Simeone (cf. Lc 2, 34-35), creando in loro l’abito della fede autentica.

Formarsi per formare, è diverso e sicuramente meno adatta come locuzione a esprimere la verità sottesa al prendere la forma di ciò che in ultimo solo la grazia con la sua forza può causare, cioè un’intelligenza autentica della fede, il pensare secondo Dio, la capacità di meditare nel proprio cuore e di discernere nella concretezza l’azione di Dio e la risposta dell’uomo. Questa è la dimensione performativa dell’essere e camminare in una Istituzione accademica in cui l’incontro con il Maestro e il discepolato sono all’origine del mandato apostolico e ne determinano la realizzazione pratica. Nel salutare questo nuovo anno accademico, vogliamo augurarci che quanti fruiranno dell’offerta formativa della Facoltà Teologica di Sicilia possano sentirsi interpreti di quella fioritura della grande stagione del Concilio, che nella speranza aveva seminato ciò che ancora oggi con fatica si sta coltivando, e si attende di veder fruttificare attraverso un impegno responsabile e profetico. A tutti auguro buon lavoro!

                                                                                                                         Il Preside
Prof. mons. Rino La Delfa